La casa dei Tre Bottoni
di Gianni Rodari – II parte

Continuiamo la lettura del nostro racconto “LA CASA DI TRE BOTTONI” ecco la seconda parte … oggi in aggiunta vi proponiamo anche un piccolo laboratorio, inviateci le foto dei vostri disegni su @laperegina.cooperativa o a eventi@laperegina.it

… per riprendere il discorso … abbiamo lasciato il signor Tre Bottoni che apre la porta della sua umile dimora al RE … cosa succederà?

 

C’È TEMPO per leggerla  e per riflettere.

Di seguito la storia da leggere ai vostri bimbi … BUONA LETTURA!!!

LA CASA DEI TRE BOTTONI

di GIANNI RODARI

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Prima dell’alba, quando il cielo era più cupo e i tuoni più violenti, un pugno imperioso bussò tanto forte che la casetta ne tremò.
– Aprite!
«Potresti aggiungere “per favore”», pensò Tre Bottoni, sorpreso. Ma aprì lo stesso e si trovò davanti…
– Fammi entrare!
Ma era proprio…
– Fa’ entrare anche il mio cavallo!
Non c’era dubbio: il manto era fradicio, ma la corona brillava, come se il temporale l’avesse lucidata. Era il Re!

– Dove c’è posto per dodici, c’è posto anche per tredici, – mormorò Tre Bottoni, inchinandosi. E tra sé aggiunse: «E dove c’è posto per un Re, c’è posto anche per il suo cavallo».

– Vista di fuori, – disse, – la tua casa sembrava più piccola.
Il Re entrò e si guardò intorno alla luce dei lampi.
– Veramente, – spiegò Tre Bottoni, – io me l’ero fatta su misura della mia persona.
– Che legno hai usato?
– Castagno, Maestà.
– Il castagno non è elastico come la gomma. C’è qualcosa che non capisco.
– E meno male che c’è, – disse Tre Bottoni, – altrimenti come c’entrava tutta questa gente?
Sua Maestà Re Bernardino Quarto rifletté a lungo.
– Forse non è questione di legno, ma di CUORE, – disse.
– Come sarebbe?
– Il cuore è piccolo come un pugno, ma se uno vuole può metterci dentro tutta la gente del mondo e rimane ancora posto. Si vede che questa casa l’hai fatta col cuore.
Tre Bottoni rimase zitto.

– E questa gente chi è? – domandò il re, indicando la piccola folla addormentata.
– Dunque, quello è lo zio Caramella, quella è una vedova con i suoi bambini, quello …
Tre Bottoni spiegò ogni cosa a re Bernardino che, ascoltandolo, diventava sempre più triste.
Quando poi notò il suo servitore malato, che si lamentava nel sonno, si tolse la corona di testa, come se a un tratto fosse diventata troppo pesante per portarla.
– Credevo di essere un buon Re, – disse, – e guarda quanta gente disgraziata. Che cos’ho fatto io per questa gente? Molto meno di te, che almeno le hai offerto un tetto per la notte. È ora che me ne vada.
– Con questa pioggia, Maestà?
– No, non volevo dire questo. È ora che me ne vado in pensione. Se uno non sa governare in modo da rendere felici tutti quanti, è meglio che si levi la corona dalla testa.

Pensò ancora un poco, poi disse: – Però posso fare ancora qualcosa. Appena sarà cessato il temporale, verrete tutti con me.

Tu, a quel che vedo, sei un bravo falegname alla reggia non ti mancherà il lavoro. Penseremo anche agli altri: chi ha bisogno di essere curato lo sarà, chi ha bisogno di trovare un lavoro lo troverà. In cambio, tu mi darai la tua casa a rotelle: con essa girerò il regno in cerca di persone che abbiano bisogno del mio aiuto. Sei d’accordo?

Non si sa che cosa abbia risposto Tre Bottoni, perché proprio in quel momento si udì un imperioso suono di clacson.
Durante la notte, il vento aveva spinto la casetta proprio in mezzo alla strada e la corriera non poteva passare.
– Ehi, voi altri, – gridava l’autista, – ehi, zingarelli, sveglia! Tiratevi un po’ da parte.
La gente si affacciava ai finestrini e rideva. – È la casa di Tre Bottoni…
La casa? Vorrete dire la «roulotte»!

Sveglia, Tre Bottoni!!!
Tre Bottoni uscì dalla casetta e per prima cosa notò con sollievo che non pioveva più. Dietro di lui uscì lo zio Caramella, pettinandosi la barba. Dietro lo zio Caramella uscì la donna, uscirono poi i suoi tre bambini e l’ultimo ad uscire camminava a quattro zampe.
– Ma quella non è una casa, – rideva la gente, – è un cappello di un prestigiatore! Vedrete che alla fine uscirà il coniglio bianco!

E fuori gente, e fuori gente.

– Ma come avete fatto a starci tutti insieme senza diventare piatti come sardine?
– Guardate! C’era anche un cavallo! Un cavallo bianco! Altro che conigli…
Ma dietro il cavallo uscì il Re in persona. Allora tutti ammutolirono.

L’autista fece un inchino che a momenti si rompeva la schiena in due.
– Su, su, niente storie, – disse il re, – fate salire questa brava gente, pago io il biglietto. La casetta di Tre Bottoni potete attaccarla dietro la corriera, al posto del rimorchio. Io vi verrò dietro a cavallo e vi dirò dove dovrete fermarvi.
Se i libri di storia dicono la verità, quella fu la prima volta che la corriera giunse alla capitale scortata dal Re a cavallo. E fu anche l’ultima.

Tre Bottoni sposò la donna e, per far giocare i suoi tre bambini, fabbricò un’altra casetta di legno a rotelle, precisa alla prima. Era piccola così, ma ci stavano dentro tutti i bambini della città e se, da ultimo, un gatto voleva entrare, c’era posto anche per lui!!!

 

 BUONA PASQUA!!!

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CIAO BIMBI!!!!