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Il Maestoso polittico di Girolamo di Benvenuto “riunito” dopo 117 anni


Andrea Alessi – Direttore del Museo della città – Articolo Corriere di Viterbo – Giovedì 4 agosto 2015

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ACQUAPENDENTE – Dopo 117 anni il maestoso polittico di Girolamo di Benvenuto di Giovanni del Guasta sarà finalmente riunito, godibile in tutto il suo splendore e nelle dimensioni originali (237 x 340 cm), attraverso un innovativo sistema di video-proiezione in 4K, presso la sala degli stemmi di Palazzo Vescovile, sede principale del Museo della città. Attraverso questo sistema di ricostruzione virtuale, capace di un livello di dettaglio ben superiore all’high quality (sino a quattro volte più definito), si potranno apprezzare l’opera nella sua composizione originale, i tratti stilistici di Girolamo di Benvenuto con una fedeltà senza pari, avvalendosi di una vastissima gamma di colori e mezzetinte. Un vero e proprio viaggio multisensoriale dunque, alla scoperta di un capolavoro assoluto realizzato da uno dei massimi esponenti della pittura tardo-quattrocentesca senese.

Operante nella bottega del padre (Benvenuto di Giovanni), Girolamo di Benvenuto fu attivo sul territorio laziale dove lascerà la sua testimonianza principale proprio nella chiesa di S. Agostino, dove l’opera rimase installata sino alla metà dell’Ottocento, quando a causa di un malaugurato, e a tutt’oggi ignoto intervento di scomposizione, permise alla tavola principale di essere prima separata dalla lunetta (ante 1840), poi di essere trasportata su tela e di varcare facilmente i confini nazionali (1899), per essere aggiudicata dall’istituzione americana del Fogg Art Museum (MA). Prima però l’opera fu restaurata a Londra nel 1900, poi venduta a Cambridge nel Massachusetts e successivamente sottoposta, sotto la direzione di Edward Waldo Forbes (1909-1944) ad interventi integrativi di cui è stata oggetto a più riprese (1905, 1927 e 1936). Poco si conosce dunque del suo arrivo in America, motivo per cui, già il 14 aprile del 1948, la direttrice del Museo americano, Margaret E. Gilman lamentava di non possedere nulla a riguardo della provenienza della tavola, a parte la notizia che fu acquistata a Roma nel 1899. A tal riguardo però comunicava a Federico Zeri di inviargli una foto dell’opera in loro possesso raffigurante “la Madonna con bambino e santi”, allora attribuita a Benvenuto di Giovanni. Più precisamente l’Harvard Museum possedeva, a quella data, la copia della documentazione manoscritta di acquisto in cui, precisamente il 18 marzo del 1899: “Pietro Stettino (?) dichiara di aver acquistato il dipinto dal conte Pio Resse e Gaetani Ferrando (?) per conto di Alfredo Ferrando (?) e di averlo restaurato”.

L’opera, dipinta nel 1505 per la Chiesa di S. Agostino e attribuita da Federico Zeri a Girolamo di Benvenuto (1951), era stata divisa in due parti probabilmente già alla metà dell’Ottocento, come dichiara lo stesso Federico Zeri sulla scorta di un documento d’archivio rintracciato nel 1962 in cui non vi si fa esplicita menzione della lunetta aquesiana. Quest’ultima infatti che gode ancora del suo supporto originale (legno) resta ad Acquapendente (dal 1972 al Museo della città); il dipinto sottostante, già scorporato dal resto della composizione, verrà montato su tela e spedito in America, dove oggi è conservato all’Harvard Art Museums del Fogg Museum di Cambridge (Massachusetts). La lunetta su legno di Acquapendente raffigura il Cristo in pietà tra angeli, mentre la parte principale (oggi in America) raffigura una Madonna in trono con Bambino tra Santa Monica, San Giovanni Evangelista, Sant’Agostino e San Nicola da Tolentino.

 

ACQUAPENDENTE – L’installazione dal titolo “La pala d’altare ritrovata” sarà realizzata all’interno della sala degli stemmi del Palazzo Vescovile di Acquapendente, sede centrale del Museo della città. L’allestimento avrà una veste emotiva dove l’opera avrà grande impatto visivo. Per l’occasione verrà predisposta una nuova illuminazione per il busto di papa Innocenzo X Pamphilij di Alessandro Algardi, illuminato da una suggestiva luce a Led. Inoltre il museo verrà dotato di una nuova pannellistica progettata “ad hoc”, con cenni biografici all’autore della tavola, sulla bottega, sulla collocazione originale della pala con cenni sui restauri effettuati.  L’installazione sarà accompagnata da pannelli didattici basati su una ricerca di Valentino Anselmi (Università degli Studi di Siena), e le informazioni avranno caratteristiche multimediali interattive, con la possibilità di accedere a più livelli di approfondimento tramite i QR code.

L’attribuzione a Girolamo di Benvenuto di Giovanni del Guasta si deve a Federico Zeri ed è correntemente seguita dalla quasi totalità della storiografia tradizionale (R. Morrison, George Harold Edgell, Lionello Venturi, Faldi, Fredericksen, Maria Cristina Bandera, Piero Torriti e Gettens J. Rutherford). Per taluni studiosi invece l’opera è frutto della collaborazione del padre col figlio (Tosi, Seidel e Cecilia Alessi). L’ipotesi che vede un coinvolgimento del solo padre nella realizzazione della pala aquesiana è stata cristallizzata da Raimond Van Marle, Frederick Mason Perkins, Bernard Berenson, Andrew Ladis, e in questa occasione da Valentino Anselmi. Ipotesi, queste poco convincenti, a nostro parere, che richiedono, per essere avvallate di oggettivi riscontri archivistici. Tanta è la distanza culturale infatti tra l’opera del padre e quella del figlio. Gli scorci dei due santi inginocchiati nel registro inferiore, così come del Cristo morto del registro superiore, nella Pala Borghesi di Siena, opera di Benvenuto di Giovanni, ad esempio, mostrano una adesione diretta all’opera di Melozzo da Forlì; le tinte pastello e una certa rigidità “metallica”, memore della lezione di Andrea Mantegna, rivelano incompatibilità piuttosto evidenti con l’opera aquesiana, dove caratterizzazioni fisiognomiche più accurate (soprattutto meno grottesche), modellato più morbido e tinte cupe risaltano con veemenza (a. a.).